Ultima modifica: 20 Ottobre 2014

Come difendersi dai bulli

Decalogo per difendersi dai bulli: se ti capita di vedere che qualcuno, nella tua scuola, subisce prepotenze o se tu stesso subisci prepotenze o atti di bullismo…

  1. Se ti capita di vedere che qualcuno, nella tua scuola, subisce prepotenze, parlane subito con un adulto.
  2. Se tu stesso subisci prepotenze o atti di bullismo, parlane con un amico, con un insegnante e con i tuoi genitori. Ricorda che le cose non cambieranno finché tu non racconterai ciò che succede.
  3. Cerca di ignorare il bullo e impara a dire “NO” con molta fermezza, poi girati e allontanati. Ricordati: è molto difficile per il prepotente continuare a prendersela con qualcuno che non vuole stare lì ad ascoltarlo.
  4. Cerca di non mostrare che sei impaurito o arrabbiato. Ai bulli piace ottenere una qualsiasi reazione, per loro è “divertente”. Se riesci a mantenere la calma e a nascondere le tue emozioni, loro potrebbero annoiarsi e lasciarti stare.
  5. Durante gli intervalli, quando siete in tanti nello stesso spazio, cerca di stare in una zona tranquilla e sicura (ad esempio, nei pressi di qualche adulto, vicino a compagni che ti proteggono, etc.).
  6. Cerca di evitare di trovarti da solo in quei posti in cui sai che il bullo si diverte a prendersela con te. Questo può significare cambiare la strada che percorri per andare a scuola o utilizzare soltanto le stanze comuni o i bagni quando ci sono altre persone.
  7. Se vieni picchiato dillo subito a un bidello o a un insegnante e chiedi che scriva quello che è successo.
  8. Non andare alle mani può essere di aiuto. Se tu fai a botte con i bulli, potresti peggiorare la situazione, farti male o prenderti la colpa di aver cominciato il litigio.
  9. Ricorda i particolari degli episodi e le tue sensazioni. Quando ti deciderai a dirlo a qualcuno, una memoria degli episodi renderà più facile dimostrare come sono andate le cose.
  10. Il bullismo fa stare molto male e, se senti che non ce la fai ad affrontare e risolvere la situazione, può essere utile che ne parli anche con il tuo medico o con uno psicologo.

 

(Liberamente tratto da ‘Io non vinco, tu non perdi’, Unicef, ottobre 2004, pp.33-35)