Ultima modifica: 5 Novembre 2013

Il menù vegano non conquista gli alunni in mensa

C’è chi annusa. Chi assaggia e sputa. Chi mastica con una smorfia. Qualcuno incrocia le braccia e serra le labbra anche di fronte alle insistenze delle maestre: «Si assaggia tutto, pochi capricci. E comunque, non c’ è altro da mangiare». Ma insomma, molti scelgono il digiuno, piuttosto che infilare in bocca un solo boccone di tofu o grano saraceno. L’esperimento del menù vegano nelle mense scolastiche non è stato molto gradito dagli 80mila alunni milanesi, per un giorno tenuti a dieta vegetariana da Milano Ristorazione. È stato un pranzo a base di pane e banane per migliaia di alunni milanesi, quello di ieri,a scuola. Milano Ristorazione ha servito un «menù vegano», a base di tofu e grano saraceno – onorando la giornata mondiale del vegetarianesimo – ma i bambini, soprattutto quelli delle materne, di primae seconda elementare, hanno gradito fino a un certo punto l’ iniziativa. La municipalizzata che serve nelle mense scolastiche, travolta da un fiume di mail di protesta, dirette o mediate dalle mailing list dei genitori, ha subito precisato che la sperimentazione vegana – su menù dettato dal cuoco stellato Pietro Leemann, chef del ristorante Joia di Milano, alta cucina naturale – sarà «una tantum». Lo scopo era «far conoscere un modo diverso di mangiare e abituare i palati a nuovi gusti», come precisa la presidente Gabriella Iacono, che è andata con la vicesindaco Ada Luisa De Cesaris e l’ assessore all’ Educazione Francesco Cappelli alla elementare Rinnovata Pizzigoni di via Castellino da Castello. Lì, come altrove, la novità in tavola ha suscitato opinioni contrastanti fra i bambini. All’ elementare di via Gentilino, Istituto comprensivo di via Tabacchi, i piccoli di sei e sette anni, tutti in grembiule blu e seduti composti a tavola, hanno storto il naso appena hanno visto atterrare nel piatto, invece della solita pastasciutta o del risotto, il grano saraceno condito con salsa di zucca e zucchina. «Ma perché dobbiamo mangiare questa roba?», chiedeva una bimba, mentre il compagno di banco aggiungeva: «Ma dov’ è il pianeta di “veganìa” da cui viene questa pappa?». Scene esilaranti anche fra i tavoli dove erano sedutii ragazzini di quarta e quinta, più aperti mentalmente all’ assaggio di piatti mai visti. «Preferisco la pizza al salame», esclama Dario, scavando con la punta della forchetta in mezzo ai quadratini beige di tofu (formaggio vegetale) conditi con olive verdi e adagiati su un letto di insalata. «Noi diciamo a tutti di assaggiare almeno una forchettata – spiega la maestra Paola D’ Elia, – ma certo, questi sono ingredienti un po’ particolari per bambini abituati a mangiare cose semplici». All’ elementare di via Ariberto, istituto comprensivo Cavalieri, il pasto viene servito al self service e quindi da subito comincia la protesta. C’ è chi mangia la banana come antipasto e il panino (integrale) come primo-secondocontorno, e chiede anche il bis. E c’ è chi, fiducioso e affamato, mette in bocca il cubetto di tofu e immediatamente lo risputa nel piatto come se avesse mangiato peperoncino. «I bambini sono sempre diffidenti davanti a cibi che non hanno mai visto, però, ad essere sincera, il grano saraceno, non è così male», dice la maestra Beatrice Mandirola, mentre cerca di convincere metà della sua classea non esagerare con le banane. Sul forum dei papà e delle mamme che vanno in mensa a controllare la qualità dei pasti, ieri, si leggevano racconti comici dalle scuole. C’ è stato un genitore che ha invitato il figlio a non toccare cibo «perché noi non apparteniamo a questa religione vegana». Altri che hanno chiesto la dieta in bianco. «È chiaro che qualche famigliaè prevenutae non capisce perché i bambini debbano essere privati della carne, anche solo per un giorno – ammette Sara Casella del coordinamento delle commissioni mensa – ma anche proporre un menù del genere, e lo dico io che sono vegetariana, senza fare alcun percorso di preparazione prima, è sbagliato: troppi bimbi sono rimasti a digiuno. Protesteremo con Milano Ristorazione». La presidente di MiRi, Gabriella Iacono, allarga le braccia: «Eravamo pronti alle lamentele, io ero preoccupata, pensavo che andasse anche peggio. In realtà, in molte classi, almeno uno dei due piatti è stato gradito. Spero che adesso non parta una crociata: è stata una prova, non lo considero un fallimento».

ZITA DAZZI