Ultima modifica: 2 Marzo 2014

Laboratorio PHOTOStage – luce oltre le sbarre

Si è concluso il ciclo di lezioni teoriche e pratiche sulla fotografia per gli allievi del carcere minorile Beccaria: i ragazzi incontrano il fotografo Gianni Berengo Gardin. Le opinioni degli studenti.

E’ giunto a conclusione il ciclo di lezioni teoriche e pratiche sulla fotografia tenutosi per gli allievi del carcere minorile “C. Beccaria” di Milano e inserito nel progetto “LeAli al Futuro”.

Il riscontro è stato positivo su molti dei temi trattati: dalla nascita dell’arte fotografica alle tappe fondamentali del suo sviluppo tecnico e della sua diffusione espressiva.

La fotografia come filo rosso nel racconto dei principali avvenimenti storici di questi ultimi due secoli; la vita di alcuni grandi reporter (Robert Capa, in primis) come esempio.

Gli allievi, in totale sette, hanno avuto a disposizione un altro mezzo per approcciarsi alla realtà e avvicinarsi alle vicende del passato (storico) e del loro vissuto.

Sul versante pratico, gli stessi hanno poi avuto modo di conoscere le attrezzature fotografiche, amatoriali e professionali, utilizzandole per esprimere, con uno scatto, parte della loro vita in un istituto penale minorile.

A favorire tutto questo la possibilità di essere inseriti in una mostra collettiva itinerante e nella pubblicazione di un libro fotografico sotto la supervisione di un grande della fotografia italiana e mondiale: Gianni Berengo Gardin (www.fotoluxfestival.it/it/lista-news/383-click-smile). L’incontro con il maestro ha aperto un interessantissimo racconto-dibattito sul mestiere di fotografo, rafforzando e integrando molte delle considerazioni fatte nel corso dell’iter formativo.

Questo rimane un punto d’inizio. Visti i risultati, non rimane che cercare di proseguire. Teneteci d’occhio.

Il prof.

 

Gli allievi

Salve! Sono un ragazzo che non si era mai interessato di fotografia, fino a oggi. 

Vi spiegherò per quale ragione non vedevo la fotografia come una cosa essenziale per noi. Fuori da queste mura ci preoccupiamo solo di divertirci e non abbiamo tempo per scoprire a fondo come ottenere lo scatto di un bel ricordo, per poi riguardarlo e sentirci felici un’altra volta. Io ho scoperto queste emozioni imparando a fotografare. All’inizio può essere noioso, ma poi quando vedi il tuo miglioramento e scopri nuove attrezzature ti rendi conto che tutte le volte che scattavi per fare una bella foto e usavi la macchina fotografica come un bambino, senza sapere i “trucchetti” per farla diventare ancora più bella.

In questa bella esperienza ho conosciuto un fotografo famoso che si chiama Gianni Berengo Gardin. Dalle sue foto molte persone (reporter) hanno preso spunto per diventare celebri. 

Questo lavoro può essere divertente e puoi guadagnare pure molto, basta soltanto avere un buon “occhio” e soprattutto volontà.

Albert “Capa” 

 

Sono qui a scrivere queste parole per raccontare cosa significa per me la fotografia. Prima di entrare in carcere sapevo cosa era una fotografia ma non sapevo cosa significava la parola. Ora, facendo questo bellissimo corso, ho imparato che “fotografia” significa “scrivere con la luce”.

Poi ho imparato il principio della “camera obscura” – che è una cosa interessante e molto bella – e come si fotografa. Devo dire che ho imparato tante, tante cose; ma la cosa davvero fondamentale che ho imparato è stata fotografare.

Durante il corso ho avuto modo di incontrare un grandissimo fotografo italiano: Gianni Berengo Gardin. Quella giornata passata con Berengo è stata molto bella e divertente e ho scoperto che una semplice foto può fare capire tante cose, cioè trasmettere alla gente delle emozioni molto forti. Come nel caso della bambina siriana morta nel corso della guerra, o in quello della giovane vietnamita bruciata dal napalm. Dopo che tanta gente ha visto quella foto sono riusciti a far finire la guerra in quel paese.

Prima di entrare qui in carcere e prima di fare questo corso conoscevo come fotografi solo i “paparazzi”. Adesso invece conosco tanti tipi di fotografi, come quelli di reportage, ad esempio.

Mi piacerebbe fare proprio questo come lavoro o anche solo per hobby, perché ti dà molte soddisfazioni e ti fa guadagnare abbastanza soldi. Ma questo sempre se ci sono, come dice il prof. Francesco, volontà e impegno.

David “Capa”

Il percorso fotografico mi è piaciuto tanto perché non solo serve a prendere una fotocamera e fare la foto, ci vuole pratica per risolvere i problemi e bisogna anche saper vedere e inquadrare.

Quando è venuto il maestro Gianni Berengo Gardin ci ha parlato della sua carriera fotografica e io e i miei compagni abbiamo apprezzato e ci siamo detti che anche noi ce la possiamo fare, visto che il nostro prof. Francesco ci ha dato questa possibilità che non a tutti viene data.

Io ringrazio Francesco (Barbara e Giuseppe) per averlo portato e lui (Gianni) per essere venuto.

Gilson “Capa” 

N. B. In concomitanza della presentazione dell’evento editoriale – non prima, per ragioni di correttezza – aggiungeremo alla galleria di immagini le foto 15 selezionate.

Si ringraziano: 
Direzione dell’I.p.m. e Ministero della Giustizia
Direzione e Segreteria dell’Istituto comprensivo “Cavalieri” – Milano Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Barbara Ciampella, Agente di Rete e coordinatrice Progetto Meta Comune di Milano
Hugo Olivera, volontario dell’associazione B.I.R. (Bambini in Romania) Giuseppe Vitale, amico e collaboratore di Gianni Berengo Gardin