Ultima modifica: 4 Marzo 2018

L’etica di Bonhoeffer (e anche la nostra) a cura di Elio Meloni

Un mio giovane amico, che fa l’educatore, una volta a tavola (si parlava di problemi sociali), disse
con una certa amarezza: «Per i più deboli, l’etica è un lusso!». Guardando il mondo che ci
circonda, potremmo facilmente convenire con lui. Pensieri e comportamenti di cui una volta ci si
vergognava, oggi vengono spesso esibiti con orgoglio.

L’etica di Bonhoeffer (e anche la nostra)
Elio Meloni

Un mio giovane amico, che fa l’educatore, una volta a tavola (si parlava di problemi sociali), disse
con una certa amarezza: «Per i più deboli, l’etica è un lusso!». Guardando il mondo che ci
circonda, potremmo facilmente convenire con lui. Pensieri e comportamenti di cui una volta ci si
vergognava, oggi vengono spesso esibiti con orgoglio. C’è una violenza e un risentimento, nelle
relazioni, che fa paura. Mi pare di cogliere un paradosso (uno dei tanti di questa strana e
affascinante avventura che è la vita): nella nostra società liquida c’è sempre qualcuno pronto a
giudicare, e soprattutto a rivendicare diritti e ragioni. Al di là dell’enorme conflittualità che questo
modo di fare provoca (a mio avviso, la presunzione di avere ragione è quello che maggiormente
devasta le relazioni), mi chiedo se oggi è ancora possibile dire cosa è bene e cosa è male. Alla
fine di questo post vi condividerò un’esperienza personale, che un pochino mi illumina, a
proposito.
Ho appena concluso la lettura di un bellissimo testo di Fulvio Ferrario, L’Etica di Bonhoeffer.
Introduzione alla lettura, Claudiana Editrice. L’autore è il decano della Facoltà Valdese di Teologia
di Roma, e uno dei più noti teologi italiani.
Vi condivido alcune avvertenze e poi passo a elencare i molti pregi del libro. Essendo
un’introduzione alla lettura del corposo testo di Bonhoeffer (appunto: Etica), il libro di Ferrario
presuppone che i due libri (l’originale e la sua introduzione) vadano letti insieme. E sarebbe
meglio fare così, se chi legge fosse uno studente di teologia. Io sono convinto però che sia
possibile una lettura del solo testo di Ferrario, che è pienamente godibile di per sé. E ho la
ragionevole fiducia che una parte dei lettori e lettrici di Ferrario sentiranno poi il bisogno di
andare direttamente al testo di Bonhoeffer.
Esaurite le avvertenze, passiamo ai molti pregi del libro. Ferrario segue cronologicamente la
stesura dell’Etica, intrecciando il discorso teologico che Bonhoeffer va sviluppando con molte
altre vicende correlate. Questo permette al lettore di contestualizzare la profondità del pensiero
del grande teologo evangelico. Ferrario è un grande narratore, e il suo è uno sguardo limpido,
che ci aiuta a comprendere i passaggi non sempre facili della scrittura di Bonhoeffer. Mentre
quindi seguiamo la progressiva stesura dell’Etica, siamo introdotti alle vicende della seconda
guerra mondiale. Veniamo a conoscenza delle cospirazioni di un gruppo di altissimi ufficiali
dell’esercito tedesco per far cadere Hitler e salvare onorevolmente la Germania dall’abisso. Siamo
edotti dei rapporti profondi, anche se non sempre facili, che Bonhoeffer ebbe con il grande
teologo riformato Karl Barth. Viene argutamente sottolineato il debito che Bonhoeffer ha nei
confronti della teologia del filosofo cattolico tomista Pieper, e qui Ferrario è bravissimo a spiegarci
come Bonhoeffer abbia avuto «spregiudicatezza nella riflessione: nessuna paura nel farsi
interpellare dal pensiero cattolico, ad esempio; ma, anche, nessuna sudditanza». Siamo introdotti
a cogliere l’umanità di Bonhoeffer, con i suoi turbamenti, lo stress dovuto a una vita “spericolata”,
che gli faceva sporcare le mani, consapevole dei propri limiti ma determinato nel suo agire, fedele
alla responsabilità “davanti a Dio”, guidato da nient’altro che dall’amore di Gesù Cristo. E siamo
aiutati a conoscere la delicatezza delle sue passioni: per la musica, la cultura, e per la giovane
donna con cui si fidanza, e che è così importante nel dargli speranza contro ogni speranza. Mi
piacerebbe addentrarmi meglio nella tensione costante – nel libro di Bonhoeffer come
nell’introduzione scritta da Ferrario – fra ciò che è “ideale” (e quindi, se siamo anche solo un po’
onesti: irrealizzabile) e “mondano” (che ci porta dritti dritti alla rassegnazione del: si è sempre
fatto così, uniformiamoci come fanno tutti, seguendo il vento). Altra tensione che mi stimola
molto è fra il “naturale” e il “rivelato”. E ancora: fra quello che possiamo conoscere e quello che
resta mistero. Fra ultimo e penultimo… E poi, il discorso molto stimolante sulla responsabilitàlimitata dal fatto che l’uomo è una creatura. Se leggete il libro di Ferrario, accanto a quello di
Bonhoeffer (oppure prima Ferrario e poi Bonhoeffer) vi fate di certo del bene.
Bonhoeffer mi sta simpatico, perché ha sempre una sfumatura di umorismo, di serena
consapevolezza dei propri limiti. E questo, a mio parere, è un punto di forza della Riforma
Protestante. Nello stesso tempo Bonhoeffer mi commuove, per la sua determinazione nel
perseguire una via buona, pur nelle inevitabili contraddizioni e nel turbamento di fronte a scelte di
cui non si vedono bene le conseguenze.
Concludo con una condivisione personale, che traggo dalla mia esperienza professionale di
scuola in ospedale. Dove incontro tanta sofferenza, e tante domande che restano senza risposta,
soprattutto quelle che riguardano il “dolore innocente”. Sono colpito dal comportamento dei
genitori dei ragazzi e delle ragazze malate. Sinceramente, non ho finora mai incontrato nessuno
incapace di pietà e cura nei confronti dei propri figli. In alcuni genitori (e ovviamente le mie sono
percezioni senza nessuna pretesa di giudizio etico) si vede un istinto materno e paterno
“naturale”, e non mancano (comprensibili) momenti di irritazione e sfiducia. In altri genitori, oltre
l’atteggiamento “naturale” di protezione e cura, si coglie una decisione forte, vorrei dire
definitiva. Che ha una sua eloquenza nel modo di fare, di stare vicino ai propri figli. E dice: io sono
qui per te, con tutta/o me stessa/o. Non di rado, sono proprio queste famiglie che sono le più
aperte e sorridenti, quelle che non si chiudono nel proprio dolore, ma vivono le difficoltà del
proprio figlio come occasione per vivere compassione e misericordia. E si preoccupano, e
lavorano, per facilitare reti di relazione, che aiutino a vivere al meglio possibile le situazioni le più
dolorose. Mi pare sia questa la profonda lezione di Bonhoeffer, così bene raccontata da Ferrario.
C’è qualcuno che ha saputo vivere da uomo “riconciliato”, in un certo senso al di là del bene e
del male, perché ha saputo allargare, e di molto, la prospettiva. E ha camminato sul sentiero della
vita, con fiducia, passo dopo passo.

Fulvio Ferrario, L’Etica di Bonhoeffer. Introduzione alla lettura: https://www.claudiana.it/scheda-
libro/fulvio-ferrario/letica-di-bonhoeffer-9788868981396-1947.html

Bonhoeffer per Cavalieri

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