Ultima modifica: 22 Febbraio 2018

Pietre d’inciampo

Martedì 23 gennaio 2018, in via De Togni 10, sono state poste altre quattro pietre, per ricordare Ernesto Reinach, Ugo De Benedetti, la moglie Etta e il figlio Piero, deportati il 6 dicembre 1943 ad Auschwitz, da cui non avrebbero fatto ritorno.

PIETRE D’INCIAMPO A MILANO : “ UNA PERSONA VIENE DIMENTICATA SOLO QUANDO VIENE DIMENTICATO IL SUO NOME”

Un piccolo blocco quadrato di pietra, ricoperto di ottone lucente, posto davanti alla porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di concentramento e di sterminio nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte .
Sono le “ Pietre d’inciampo”, iniziativa creata dall’artista berlinese Gunter Demnig per far sì che tutte le vittime del Nazismo, qualunque sia stato il motivo della persecuzione, religione, razza, idee politiche, orientamento sessuale, non cadano nell’oblio .
Da quando, nel 1990 a Colonia, un cittadino mise in dubbio la veridicità della deportazione dalla città di 1000 Sinti, alla cui memoria stava per essere dedicato un monumento, Demnig si dedicò alla realizzazione del più grande monumento diffuso d’Europa, che ha superato i confini della Germania e raggiunge ora oltre 50.000 pietre in più di 2000 città europee.
Le prime sei “ Pietre d’inciampo” a Milano, dedicate ad altrettanti cittadini milanesi deportati che non hanno fatto ritorno dai lager, sono state poste il 19 gennaio 2017, grazie alla costituzione di un Comitato presieduto da Liliana Segre.
Martedì 23 gennaio 2018, in via De Togni 10, sono state poste altre quattro pietre, per ricordare Ernesto Reinach, Ugo De Benedetti, la moglie Etta e il figlio Piero, deportati il 6 dicembre 1943 ad Auschwitz, da cui non avrebbero fatto ritorno.
A questo momento privato della famiglia Reinach De Benedetti , ma anche di alto valore civico per la città di Milano, hanno avuto l’onore di partecipare anche gli alunni dell’Istituto Comprensivo Cavalieri.
I ragazzi di alcune classi terze della Secondaria hanno iniziato un proficuo rapporto di collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica e, grazie ai documenti d’archivio, hanno potuto scoprire la figura del giovane Piero, ragazzo milanese come loro, residente a pochi passi dalla loro scuola, pieno di curiosità e di passioni, stroncate purtroppo quel tragico 6 dicembre.
Hanno ricostruito la sua storia e quella della sua famiglia, trovato fotografie che davano un volto a quei nomi, conosciuto i discendenti . Hanno intessuto così un legame tra presente e passato, da trasmettere ai compagni più giovani, lungo un filo ininterrotto che costituisce il vero senso della Memoria, soprattutto in momenti come quelli attuali, in cui intolleranza e pregiudizio tornano pericolosamente a serpeggiare nella nostra società .
Silvia Locatelli