Ultima modifica: 1 Aprile 2020

Report webinar “Matematica e gioco”,

Report webinar “Matematica e gioco

Relatrice Simonetta Di Sieno, Mondadori Education

Simonetta Di Sieno è docente di  Matematica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. In questo webinar, ha trattato il rapporto tra la matematica e il gioco, soffermandosi sull’importanza dell’attività ludica quale veicolo di apprendimenti, felici, duraturi e significativi. Alcuni di noi, durante gli anni della scuola primaria, hanno vissuto male la matematica, subendo frustrazioni, sviluppando, di conseguenza, un “cattivo” rapporto con questa disciplina.

La matematica non è una disciplina sconnessa dalla realtà, chiusa in se stessa, ma è lo strumento grazie al quale il bambino, quindi il futuro adulto, è in grado di relazionarsi con il mondo, risolvendo le difficoltà che, man mano, si presentano – quelli che chiamiamo problemi, altro non sono che situazioni di realtà, in cui il bambino attua delle strategie per giungere ad una risoluzione.

Si pone l’attenzione sull’importanza di utilizzare  un linguaggio consono, che veicoli la materia in modo chiaro per tutti (ad es. il bambino, nel definire un poligono regolare, non dirà “è equilatero ed equiangolo”, ma dirà “ha tutti i lati e tutti gli angoli uguali”). Il linguaggio deve essere preciso – sia da parte nostra che dei bambini – ma conta il processo cognitivo, il ragionamento che il bambino ci espone. Non sgridarli, quindi, ma guidarli all’apprendimento, fornendo loro gli strumenti e lasciandoli liberi di utilizzarli come meglio credono e possono. L’apprendimento è un processo graduale, che richiede tempo per riflettere e pazienza, due “cose” alle quali i nostri bambini non sono avvezzi, perché hanno fretta di fare e non si soffermano a leggere il comando e a riflettere sul “cosa devo fare”.

Uno strumento importante, da offrire ai nostri alunni, è l’attività laboratoriale, il gioco, come compito di realtà, esperienza vissuta della matematica, che è materia viva.  Il gioco stimola la curiosità dei bambini e sviluppa in loro interesse. È importante non proporre contenuti banali, per mantenere viva la loro attenzione. L’attività ludica – cooperative learning e problem solving, didattica attiva – li aiuta nella risoluzione di problemi, evitando che la matematica divenga un’esperienza negativa. Conta il processo cognitivo non il risultato. Posso trovare oppure no la soluzione. Quando il bambino riesce a trovare la soluzione – che non è mai univoca ed ognuno la individua attingendo agli strumenti contenuti nella propria  “cassetta degli attrezzi”, in virtù delle teoria delle intelligenze multiple, che ben conosciamo – la soddisfazione che ne trae diviene un’esperienza positiva, destinata a durare nel tempo, quindi un apprendimento duraturo che sedimenta in lui. L’attività laboratoriale, in quanto attività di ricerca, reale, veritiera, dovrebbe essere priva di valutazione; non posso proporre al bambino un gioco e poi valutarlo su una ricerca che ha fatto, perché gli tolgo il piacere, incutendogli “la paura del voto”. In seguito, sono, invece da valutarsi, le ricadute sull’apprendimento, che l’attività ludica ha generato.

Dobbiamo abituare i bambini a raccogliere i dati – e, infine,  a mettere per iscritto i vari passaggi che li hanno condotti alla risoluzione del problema, abilità meta-cognitiva – che hanno a disposizione oppure no, per risolvere un problema, guidarli nel trovare una soluzione, sostenerli, ma mai suggerire la soluzione, né facilitarli, perché nella vita si troveranno di fronte alle difficoltà e saranno propensi a fuggire anziché affrontarle. Forti del fatto che la scuola primaria è un contesto felice, in cui i bambini si fidano di noi docenti e ci si affidano totalmente, il nostro compito è infondere fiducia in loro,  perché loro stessi ne abbiano in se stessi e siano, così, in grado di affrontare qualsiasi difficoltà.

 

                                                                                       

Monica Bruno,

docente  di scuola ospedaliera

 

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